Matteo Boniciolli sarà contento in parte perché in effetti durante la settimana non si è più parlato poi tanto dei pallini, della Pimpa e di faccende di arredamento corporeo. Però l’attenzione è stata girata altrove, verso la questione dell’inno nazionale (sarà contento Luca Carboni per la pubblicità subliminale, ndr), multe, insonorizzazione eccetera. Lasciando che si scannino i partiti del pro e contro (ci sta che non sia contestualizzato, ci sta anche che non faccia male a nessuno), proviamo a parlare di campo. Di Ravenna, Ravenna, Ravenna (cit.), e del fatto che forse questa Fortitudo non è quella dell’anno scorso. Anno scorso peraltro iniziato con 0-2, ma con l’alibi della prima casalinga giocata non esattamente al Paladozza.

Non è quella dell’anno scorso, perché il roster è cambiato più di quanto non lo fosse cambiato nella passata stagione. E quindi molti meccanismi andranno oliati: l’inserimento di Mancinelli, che ambientalmente non pone problemi ma tatticamente – al lordo dell’infortunio – sì. Il bilanciamento nelle responsabilità di Roberts. Capire che cosa sia Knox. E vedere come Candi, ad oggi unico regista di ruolo – Ruzzier potrebbe riprendere ad allenarsi dalla prossima settimana – gestirà la pressione dell’essere non più il ragazzino prodigio che anche solo a palleggiare senza perdere boccia faceva applaudire, ma qualcuno a cui è giusto non fare sconti. Insomma: la Fortitudo del 10 ottobre non è quella dello scorso 10 giugno, e ci sta. Punto.

Ravenna, quindi. Ultima squadra a battere la Fortitudo in regular season lo scorso anno, in Romagna hanno affrontato il mercato con l’idea di restare a ridosso della linea playoff (ciccata di pochissimo nella passata primavera) senza pressioni e senza rischiare di finire più in basso. Allenato da Antimo Martino – a Boniciolli si illuminano gli occhi ogni volta che ne parla – il gruppo giallorosso ha iniziato al meglio questa annata, andando a far saltare Udine alla prima di campionato e poi ventellando nel derby con Forlì alla seconda. Punti (senza nemmeno forzare troppo, 20 di media) arrivano dalla guardia Derrick Marks, punti e rimbalzi invece dal centro Taylor Smith (17+8.5). In regia si alternano i due classe 94 Matteo Tambone e Gherardo Sabatini, quest’ultimo ex sia di Virtus che di Fortitudo. Altri nomi visti da queste parti sono quelle delle ali Alberto Chiumenti e Stefano Masciadri, svezzati in città per poi essere mandati a far fortune altrove.
Si gioca al Paladozza, ore 18.

(bolognabasket)