Recentemente Messina ed anche il coach del Fenerbahce Kokoskov hanno avuto modo di far notare come la parte più importante del gioco non sia quella difensiva bensì quella offensiva. E non credo che sia casuale il fatto che ambedue abbiano maturate lunghe ed importanti esperienze anche nell’NBA.

Il concetto è che una buona fase offensiva tendente a far muovere il più possibile uomini e palla, contemporaneamente, faccia lavorare continuamente la difesa avversaria ed, al tempo stesso, non crei giocatori statici che ritardino poi il rientro in difesa.

Kokoskov ha affermato sagacemente come “una buona transizione difensiva parte dall’attacco ed un buon attacco si prende cura del pallone. Le palle perse ammazzano la difesa, che deve farsi in quattro per pareggiarne l’effetto negativo”.

Per la Virtus le palle perse sono sempre state un problema, a volte spiacevole ed a volte tragico. Basta pensare che la statistica che dice che il 12,7% dei nostri possessi in campionato e il 18,2% in coppa termina con una persa. E questo su un campione significativo di 36 partite.

Di contro abbiamo altri numeri notevoli, come la percentuale dei tiri realizzati sul totale del 56.1% in Campionato e del 58,8% in coppa, che ci fanno pensare come non sia una carenza tecnica quella della Virtus, ma prevalentemente di atteggiamento mentale.

In parte per il modo di giocare di Teodosic e Markovic che spesso arrivano all’esagerazione quando difese avversarie e scarsa forma dovrebbero spingerli a farlo.

In parte per eccessiva sicurezza di squadra, di riuscire comunque a portare sempre e comunque a casa il risultato. Sicurezza che ferma o rallenta quel dinamismo, quel movimento dei 5 uomini che a sua volta limita poi la circolazione della palla, e determina il conseguente calo di pericolosità e di equilibrio difensivo, nonché di concentrazione. Cito ad esempio il 3° quarto di ieri cha ha rianimato un Bourg che era già alle corde.

Ovviamente non si possono annullare in toto questi atteggiamenti, soprattutto nei giocatori di lungo cabotaggio ed alto livello, né iniettare esperienza ai più giovani che sono per la prima volta a giocare a questo livello, ma da una analisi corretta dei problemi si evidenziano le cause su cui lavorare per limitarli.

E dopo è solo lavoro di palestra per trovare le soluzioni migliori.

 

UNA SFIDA TRADIZIONALE: LA JUVENTUD BADALONA

Una Virtus imbattuta nei 16 incontri sinora disputati arriva alle fasi finali con un must – vincere – ed ai quarti di finale si trova i catalani di Badalona.

Un team coetaneo con una storia gloriosa alle spalle. Infatti Virtus e Joventut sono 2 delle 21 squadre ad aver vinto l’EuroLeague. La Virtus lo ha fatto due volte, nel 1998 e nel 2001, i verdenigros nel 1994 battendo l’Olympiacos a Tel Aviv. E non si è limitata a questo la Juventud, portando in bacheca altri quattro trofei continentali, tra cui l’EuroCup nel 2008 e la Korac Cup nel 1981 e nel 1990.

Mentre la Virtus è arrivata con l’en plein in 16 incontri il Badalona in EuroCup ha avuto un cammino meno continuo. Battuti il Kazan e Venezia nei doppi incontri ha finito primo nella Regular Season con 2 sole sconfitte, quelle col Partizan e coi turchi del Koleji. Nella Top 16 poi ha chiuso con 4 vittorie e 2 sconfitte, col Malaga e più nettamente a Monaco.

La Virtus guida l’EuroCup nella valutazione (107,7), con Joventut al secondo posto (100,8). I numeri tra le due contendenti sono simili, meglio la Virtus negli assist – 24,8 contro 20,1 ppg – nel punteggio – 89,2 ppg contro 86,4 ppg – e nei recuperi – 8,68 contro i 5,12. Meglio, ma di poco, i catalani dei rimbalzi offensivi e nelle palle perse. Che saranno numerose dato che entrambe le squadre sono a loro agio nelle partite ad alto ritmo.

Domani, come sempre negli incontri decisivi conterà molto l’esperienza dei giocatori, che non manca da entrambe le parti.

La Joventut presenta Pau Ribas, che ha vinto la EuroCup con la Juventud nel 2008 e con Valencia nel 2014, e Ante Tomic, che sta giocando la sua prima EuroCup dopo 283 partite disputate nella EuroLeague, con ben tre finali.

Ribas ha lanciato la sfida “abbiamo avuto la sfortuna di giocare contro una delle migliori squadre dell’EuroCup. Non hanno perso nessuna partita e sarà una serie difficile, ma sarà dura anche per loro, perché non abbiamo pressioni. Siamo una squadra giovane ma con molte ambizioni e proveremo a vincere “.

Tomic arrivato ai 34 anni viene impiegato per circa 22 minuti nei quali realizza circa 13 punti con una buona percentuale da due, il 65%, ed una scarsa nei liberi, il 59%. Risultando il migliore per valutazione e per intimidazione.

Ribas, anch’esso 34enne, è una guardia di 193 cm. uscita dalla cantera Badalonese che raggiunta la maturità ha vinto il titolo con Baskonia per poi trasferirsi a Valencia ed al Barcellona, ed è ritornato quest’anno. Tiene il parquet per circa 23 min. realizzando 10 ppg con una media da tre sotto il 30%, ma con un buon contributo al gioco con 3,9 ass.

Esaminando il roster, a parte i due veterani, il Badalona ha il vantaggio di essere un team molto consolidato nella sua identità di squadra, basato su giocatori usciti dalla cantera o già da anni a Badalona. Anche se sembra una squadra ancora troppo giovane per le sfide ad alta pressione. Dei giovani alcuni sono già a buon livello: Nenad Dimitijevic, 23enne macedone, play titolare della squadra di 186 cm. che in 22 min realizza 13.8 ppg con un’ottima percentuale da due, il 64%, 3.9 ass ed è terzo per valutazione con 14.9.

Lo svedese Birgander, centro di 209 cm e tanta massa, è al suo quarto anno in Catalogna nonostante la sua giovane età, 23 anni, e si alza dalla panchina per dar fiato a Tomic. Nei 17 minuti sul campo non raggiunge i 6 punti e 5 reb.

Brodziansky 26enne slovacco al 3° anno a Badalona dopo il quadriennio nella NCAA, è l’ala grande titolare di 211 cm. e contribuisce con 12,4 ppg tirando col 45% da tre in 22 min.

Dalla cantera è uscito Lopez Arostegui, 23 anni con 12,4 ppg tirando col 41% da tre e 5 reb. in 26 min.

E negli anni precedenti l’ha fatto il play 29enne Bassas -181 cm.- rientrato dopo aver girato per squadre di secondo livello della Liga, efficace nei suoi 24 min. in cui mette a segno 8 punti tirati col 47,5& da tre e 5,8 assist.

Mentre la guardia coetanea Ventura ha indossato sempre e solo la camiseta verdenigra. Contribuisce oggi con soli 4 ppg in 22 min.  

In una squadra senza USA l’ala forte di 206 cm. è il canadese 27enne Morgan, al terzo anno a Badalona, con 9,6 ppg in 19 min.

L’ala piccola israeliana Dawson, decente tiratore, era rientrato dalla rottura del crociato e del tendine d’Achille nel mese di gennaio, ma ultimamente è uscito dal roster.

Una curiosità. L’allenatore della Virtus Sasa Djordjevic non è la persona più popolare a Badalona. L’antefatto risale alla finale di EuroLeague del 1992 contro il Partizan di Sale e di Danilovic. A 10 secondi sul punteggio di 68-70 Djordjevic si fermò sulla linea dei tre punti per realizzare uno dei tiri più iconici nella storia del basket europeo, quello che assegnò al Partizan il suo primo – e sinora unico – titolo di EuroLeague. Quasi 30 anni dopo, Djordjevic e Joventut si incontrano di nuovo con un esito che confidiamo venga ripetuto.

 

(Franco Vannini)